NIRVANA: THE TRUE STORY. (NUOVO LIBRO)

Home Forum Forum nirvanaitalia.it NIRVANA: THE TRUE STORY. (NUOVO LIBRO)

  • Questo topic ha 7 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 13 anni fa da punkbox.
Stai visualizzando 8 post - dal 1 a 8 (di 8 totali)
  • Autore
    Post
  • #1976
    Anonimo
    Ospite

    Chissà… ma molto probabilmente verrà pubblicato da Mondadori IL 12 DICEMBRE il libro scritto da Everett True “Nirvana, The True Story” molto ricco di notizie e più attendibile di qualsiasi altro libro scritto sui Nirvana ico02

    Questo è il link

    http://www.azetalibri.it/main/product.asp?sku=12425582&idaff=0

    Non sappiamo ancora se la notizia è attendibile ma speriamo in bene.

    Vi posto la traduzione (visto che in America è già uscito da un pezzo) dell’introduzione del libro:

    Grazie Mattia ico02

    BENVENUTI NEL MONDO DEI NIRVANA:INTRODUZIONE

    Avete notato come le persone del rock indossino tutti T-shirts dei Ramones ora?
    Da Eddie Vedder a Jessica Simpson ai Chili Peppers, tutta la generazione del Baby Gap, indossano un marchio di un gruppo morto come un simbolo di approvazione, ora è riconosciuto che i Ramones accettarono il loro status come Emarginati del Rock con vero stoicismo: come se sperassero che indossando quelle magliette potessero in qualche modo aiutare che le doti naturali dei Ramones per la musica si trasferissero. Speranza difficile. Se non lo sai ora, non lo saprai mai.
    Nessuno di loro indossa una T-shirt dei Nirvana. Nemmeno uno.
    Lasciando questo ai ragazzini – quelli di otto anni che non erano nemmeno nati quando c’era Kurt: i dodicenni disperati per l’approvazione dei coetanei e nutriti dalle lusinghe dei media commerciali: i quindicenni vandali che gironzolano nei centri delle città, annoiati dallo studio, spaventati di entrare nel mondo adulto. Capiscono come si ci sente non amati, confusi, incompresi, maltrattati da quelli in posizione di autorità che dicono solo che vi stanno aiutando. I ragazzini capiscono.

    Le storie devono cominciare da qualche parte.
    La mia è un disordine, una confusione di locali e scherzi che si rivelavano sbagliati; nomi e facce che si avvicinavano ad un occhio e ad un altro; notti che cominciavano col bere e finivano nell’amnesia; trascinandomi per gli aeroporti sulle mie mani e ginocchi; colpire i muri con nocche scoperte; teste rasate sui tetti sotto una luna rossa; ridere e urlare e – coinvolta proprio al centro di tutto questo – la musica; alta e copiosa e spontanea e rozza e bella ed eccitante. Mi devo ricordare. Questo è un libro sui Nirvana. Non su Kurt Cobain. I gossip, le teorie cospirative devono tutte essere spiegato in dettaglio e da gente molto più qualificata a parlare di queste cose di me – gente con un interesse acquisito nella storia e cambiando unità e per tenere il mito vivo. Era il maggiordomo. Ogni fan di Agatha Christie lo sa. Il maggiordomo lo ha fatto. Se non è lui, allora il baby-sitter era responsabile. Facile accesso, vedi. Le droghe hanno preso il loro dazio. Era ereditario. Deve essere stato il baby-sitter. Forse la responsabilità è della moglie. Parole vengono aggiunte ad altre parole fino a che la parvenza della realtà è svanita, soffocata da cinici scritti e aneddoti capiti meglio del passato.
    “… i Melvins stavano andando in tour e così Kurt mi invitò. Dice, ‘Hey, ci hanno dato questi appartamenti in cui vivere, vieni in qualsiasi momento tu voglia, vieni per il weekend, Shelli è qui con Krist.’ Continuavano a chiamare e dicevano, ‘Quando vieni, quando vieni?’ Alla fine, decisi di andare un weekend. Ci mettemmo d’accodo di incontrarci a questo concerto dei Butthole Surfers/L7 all’Hollywood Palladium, e da lì saremmo andati agli appartamenti. Volammo, affittammo una macchina, ci perdemmo e finimmo al locale. Arrivammo molto tardi. Trovammo Kurt e Krist che erano super ubriachi. Aveva avuto anche una multa [per guida in stato di ebbrezza] quella sera o quasi metteva sotto uno nel parcheggio. Poi ricordo Courtney – qualcuno di cui avevo sentito parlare e letto per anni attraverso altra gente che conoscevo che conosceva lei o con cui era stata sposata. Era in giro…”
    Questo è un libro sui Nirvana. Lo devo tenere a mente. Nirvana. I compagni di scuola Kurt Cobain e Krist Novoselic formarono la band ad Aberdeen, Washington durante la metà degli anni ottanta attraverso un mix di noia e amore per la musica. Non c’era molto altro da fare. La vita a casa faceva schifo; niente altro da fare se non guardare la TV – Saturday Night Live, The Monkees, film di tarda notte di bassa qualità. L’industria del legno che aveva aiutato ad espandere la loro città da molto si era spostata altrove alla ricerca di lavoro a basso prezzo. La vita era un susseguirsi di lavori precari, pulire stanze di hotel ed aspettare sui tavoli. Il punk rock fece un cenno – punk rock ed Olympia, Washington. Formare una band. Perché no? Se sembra buono, facciamolo.
    “Vivevo ad Olympia quando avevo 20 anni, vivevo in una città dove ogni gruppo non aveva un bassista o c’era una pianola ed un cantante, o qualcuno che cantava con una cassetta registrata o solo con un chitarrista. Tutto quello che sentivamo dal resto del mondo era, ‘Non sei legittimato, non è vero rock ‘n’ roll,’ particolarmente dalla vicina grande città, Seattle. Ci deridevano tipo, ‘Non sapete suonare i vostri strumenti, non sapete cosa state facendo, non è rock ‘n’ roll.’ Nei giorni dell’hardcore, succedeva così che se non eri i Black Flag, o qualche derivato dei Black Flag, la gente ti derideva per dichiararti un punk rock. Oggi, i ragazzi vivono in un mondo dove le coppie in particolare sono alla moda come i The White Stripes e Lightning Bolt – entrambi grandi e piccoli, coppie o artisti di computer come RJD2 sono la norma nel mondo del dopo-Pitchfork. Noi abbiamo cominciato la battaglia che ha reso questo possibile. Io ridevo delle persone vecchie quando avevo 20 anni che dicevano che ci hanno aperto la strada e non posso aspettarmi che i ventenni di ora capiscano che i Godheadsilo lo hanno reso possibile per molte di queste band di oggi, o i Beat Happening o Mecca Normal. Hanno sofferto tutta la degradazione, il duro lavoro che non ha mai ripagato, gli anni di ridicolo, così che le altre band potessero…”
    I Nirvana passarono attraverso molte formazioni e cambi di nome, perdendo e aggiungendo batteristi, cambiando città quando le circostanze lo imponevano – prima di ripulire la parte sbagliata della celebrità. Avevano un credo naive della potenza della spontaneità. Pubblicarono tre album durante la loro vita ed in un attimo cambiarono il mondo a qualche milione di persone. Apparsero molto su MTV, ed aiutarono a sostenere ed a reinventare una decadente industria musicale patriarcale che dichiaravano di disprezzare, così come i punk rocker fecero venti anni prima. Il Reading Festival, il palco principale, fu memorabile. Ci fu un benefit per le vittime si stupro bosniache al Cow Palace a San Francisco che fu magnifico. Molti piccoli tour suonati nei locali degli Stati Uniti, di Inghilterra e dell’Europa aiutarono ad affilare le loro tendenze distruttive. Kurt Krist e Dave. Kurdt Chris e Chad. Pat e Lori, Earnie Bailey il sempre sorridente tecnico delle chitarre, Alex MacLeod l’acerbo tour manager scozzese, Craig e Monte e Anton e Nils, Susie e Charles e Jackie e John e Janet e Danny, e Jon e Bruce della Sub Pop… molti nomi, certo, ma probabilmente non molti come nelle più grandi aziende che spostano milioni di unità nel mondo. Nirvana: che grande live band!
    “Cominciammo a frustrarci e a rompere i nostri strumenti tanto, ma lo facevamo di nostra iniziativa. Fu probabilmente nel terzo concerto. Non l’ho fatto di proposito. Mi sono solo inserito in quello che stava accadendo. Ma fu bello. Non è stato tipo che abbiamo detto, ‘OK Krist, tu salti molto in alto e lanci il tuo basso in aria e ti fai andare al tappeto; e Kurt, ti stendi per terra e fai il verme.’ Era che eravamo così depressi e stanchi del grande rock – tutte le arene e gli effetti speciali e tutto quello che comportava non era quello che eravamo.”
    C’è bisogno che le storie incomincino da un punto, ma comunque non lo fanno mai.
    Questo è un libro sui Nirvana. I Nirvana erano un gruppo che ha capito la regola primaria del rock ‘n’ roll: che la spontaneità è nel cuore di tutta la grande musica rock, che dovete essere capaci di reagire all’istante delle circostanze e del contesto, che i cartelli e le televisioni che mordono il suono ci hanno condotto con la forza alla distruzione dei sensi. L’arte cambia continuamente. Per questo è arte. Non è lì che è documentata e guardata fissa in gallerie senz’aria e biblioteche. Eccetto che tutti hanno bisogno di una inclinazione. Tutti hanno bisogno di una storiella così che possano capire la loro situazione meglio. E qualcuno di certo merita un contratto sui diritti per il disegno su tutte quelle magliette…!
    “Penso che sospettasse che lei lo stesse tradendo con Evan Dando e Billy Corgan. Era lei? Penso di si. Voglio dire, è chiaro tradimento. Hanno litigato e si sono mollati una notte? Questo conta per un marito che se lo chiede. Era una vera relazione? No, probabilmente no. Un intenso momento, e stiamo saltando qui, fu quando mi chiamò dall’Italia, ed io ero a Londra con Courtney. Eravamo in ritardo nel vederlo. Eravamo tre settimane in ritardo. Era molto serio e calmo e disse, ‘Lo so che non sei nel mezzo nelle nostre cose e so che non prendi posizioni, ma posso chiederti qualcosa da amico?’ Risposi, ‘Si.’ Lui dice, ‘Mi sta tradendo?’ Era serio, niente scherzi. Ricordo di aver pensato, ‘Penso di si,’ ma non lo dissi. Non lo sapevo con certezza e se avessi detto, ‘Penso, forse?’ Non credo che l’avrei salvato da qualcosa se avessi detto si.
    “Ci stavamo preparando per andare in Europa. Andammo a Los Angeles per un paio di giorni perché doveva fare qualcosa. Immediatamente prese due bungalow allo chateau – uno per me e Frances, ed uno per lei. Noleggiò una macchina per me il secondo giorno. Dopo quelle che sembrarono due settimane, smisi di domandare quando ce ne saremo andati ogni giorno. Lei continuava a rimandare e dissi, ‘Bé, dimmi quando vuoi andare.’ Non ricordo per quanto stemmo lì, ma ricordo che chiamava, dicendo, ‘Stai tornando o cosa?’ Io dissi, ‘Hey, sto tornando. Quando Courtney è pronta per tornare, tornerò.’ Non ricordo quanto tempo stemmo lì, ma so che vidi la ricevuta dell’hotel quando ce ne andammo, ed era di 37,000 $.”
    Devo tenerlo a mente. Questo è un libro sui Nirvana.

    Dormivo e c’è il sudore che cola sulla mia maglietta, gambe che danno calci di fianco alla mia faccia quando un altro fan salta sul palco per scappare inseguito da cinque furiosi uomini della sicurezza, la luce del sole soffia tra gli occhi e le tempie che ancora fanno troppo male dalla notte prima, il corpo un miscuglio di tagli e lividi. Cosa capisci dalla tua breve vita? Hai toccato altri? Influenzare quelli intorno a te? Come? Perché? Era la musica, lo stile di vita, il destino che altre persone che non conoscevi o hai mai incontrato decidono di mettersi intorno a delle azioni ed interazioni? Queste al comando non possono sperare di capire i Nirvana: molti di noi non sono vincitori, non finiscono nello sfruttare il resto per tutto quello che valgono. Molti di noi lottano per cavarsela, confusi da quello che percepiamo essere lì fuori, la vita una serie di delusioni e smacchi. E’ così difficile capire l’attrazione dei Nirvana? Loro hanno catturato lo spirito del tempo: la disaffezione della loro generazione. E poiché Kurt si è suicidato, sono rimasti veri a quello spirito, risuonando di conseguenza a tutti gli adolescenti emarginati. Kurt Cobain non ha mai sorpassato il passaggio dall’essere un arrabbiato, adolescente tradito.
    “Muori giovane, lascia un corpo di bell’aspetto,” recita il motto tradizionale con cui sono cresciuto. Kurt Cobain ha lasciato uno dei migliori corpi di bell’aspetto in giro.
    “Sono stato un tossico per 10 anni. L’eroina ti fa dimenticare di qualsiasi cosa accada al mondo. Ti fa dimenticare del fatto che la tua band non sta ricevendo tanta attenzione quanto un’altra band, o che devi andare a lavorare gettando pesce vicino Pike Place Market. E’ un puro conforto. E’ bellissimo. E poi, ti si ritorce contro. E si, rubi la collezione di 45 giri della Sub Pop del tuo amico e prendi le borse delle vecchiette e rubi sul posto di lavoro. Prima vendi le tue cose, certo: non salti subito ad attività criminali. E abbiamo perso molti grandi amici e molti grandi musicisti per lei. Io sono stato fortunato: sono vivo. E ho smesso, alla fine. L’attrazione è strana, ed il pericolo coinvolto anche è strano, perché non è che noi non sappiamo che cosa sta accadendo, ma quando cominci, non pensi che ti influenzi. Siamo come pompose egoistiche teste di cazzo. Pensiamo che non ci accadrà.”
    Questo è un libro sui Nirvana. Punk rock. E’ un libro sul tradimento di Olympia, e di come – proprio quando stai cominciando a pensare che c’è una luce alla fine del tunnel, che può essere possibile aiutare a cambiare il mondo per il meglio, così che quelli con la voce più bassa abbiano una possibilità di essere ascoltati – il mondo si alza e ti picchia in faccia. Le società vincono. Perciò ignorale. Non essere coinvolto. Stai fuori dal tradizionale, il convenzionale giorno dopo giorno e crea la tua comunità, le tue alternative che non hanno bisogno o cercare approvazione dagli adulti, il mondo esterno. La cosa più triste dei Ramones è il modo in cui il gruppo non è stato mai visto riconosciuto finché non sono stati inclusi nella Rock And Roll Hall Of Fame. Dopo due decenni con la loro visione, suono e carriera ostacolati, i Ramones si sentirono vendicati perché gli stessi responsabili teste di cazzo si sono degnati di riconoscere il loro talento molto dopo che ha finito di importare. La cosa più triste dei Nirvana è stata che l’industria interamente li ha abbracciati anche mentre faceva scherzi disonesti e insinuando alle loro spalle: Kurt Cobain voleva vedersi come un emarginato, ma quanto estraneo puoi essere quando vendi otto milioni di dischi?
    “Kurt aveva una di quelle voci che possono parlare alla segreteria telefonica e farla sentire reale e convincente. I Nirvana mi hanno frustrato così tanto quando divennero famosi: come questa band ha potuto fare tanti sbagli quanti ne ha fatti? Una volta che fecero un po’ di successo, fu come, ‘Oh mio Dio, stai sbagliando tutto!’ Non mi è mai piaciuta la produzione in Nevermind, sembra come il rock anni ottanta. Non mi piace la batteria di Grohl dopo tutto. E’ un picchiatore, batterista martellante. Mi piacciono le cose con più finezza. Mi piaceva la batteria di Chad per i Nirvana, un po’ più trasandato e un po’ perdente. Dondolava di più.”
    Questo è un libro sui Nirvana. Dimentica le melodie o i virtuosismi o immagini o marketing o qualsiasi di quelle cose dei libri. E’ importante, ma chiunque lo può fare. E’ solo ricerca. Se non puoi reagire alla situazione ti ci trovi dentro – che sia saltare sulla schiena di un buttafuori che sta disturbando uno dei tuoi fan, stoppare un canzone perché la folla sta cantando, o cambiare l’inizio della tua canzone più famosa per renderla irriconoscibile – allora forse non dovresti stare su un palco dopo tutto. Suona per te e per tua madre nel salotto, trascorri gli anni affilando le tue cose in uno studio di registrazione con luci leggere e pannelli di legno, ma non fingere di essere un gruppo rock live. E’ la sottile linea che separa il mediocre dal grande, i The Vines dai The White Stripes, Coldplay da Oasis, gli sciccosi grunge da passerella (Offspring, Muse, Alice In Chains) dai Nirvana. CD e video ingannano: non possono mai sperare di ricatturare quello che provi quando vivi qualcosa dal vivo, sangue che colpisce la testa, capelli arruffati, appiccicosi. Sono solo documenti, sbiadite istantanee di un periodo che sta scomparendo troppo velocemente dalla memoria, conservato solo su nastro e nel suono digitale e negli speciali Dietro Le Quinte…
    “Non avevamo contratti. Il comportamento usuale era una stretta di mano, ma su ed oltre questo, non avevamo soldi per avere un avvocato. Ripenso alla firma con i Nirvana e qualche volta mi sembra orchestrato divinamente. Per un qualche motivo, non ero a casa quando Krist arrivò quella sera. Ero dai miei vicini, e per qualche ragione decisi, ‘Ho bisogno di uscire dalla casa.’ E nel momento in cui uscii, Krist arrivò. Se fossi uscito dalla casa un minuto dopo non lo avrei incontrato, e si sarebbe risvegliato sobrio il giorno dopo e probabilmente non avrebbe minacciato di picchiarmi per il contratto. Le piccole cose formano le grandi cose. Ma lui chiese un contratto ed era intimidatorio. Era ubriaco e grande e molto aggressivo. Così chiamai Jon e dissi, ‘Devi far firmare a questo ragazzo, perché è arrabbiato. E’ qualcosa che doveva accadere.’ Krist era nella stanza mentre parlavo, ‘Prendi il contratto. Questo ragazzo mi farà il culo, OK?’ Così andò in biblioteca fotocopiò un contratto da qualche libro, e usò dei bianchetti e inserì dei nomi. Era un contratto da 10 centesimi senza avvocato. Quando firmarono nell’ufficio, ricordo di aver pensato, ‘Questo potrebbe essere un momento importante.’ Era la prima volta che la Sub Pop metteva sotto contratto un gruppo.”
    Una volta che persero il loro quarto membro temporaneo, i concerti dei Nirvana erano cupi, geniali, un miscuglio di emozioni sfocate e corde rovinate – Chad Channing picchiando in un senso e nell’altro il tamburo come se fosse Dale Crover, Krist perennemente ubriaco e seminando il caos, Kurt che invitava amici distrutti sul palco per cantare mentre lui si sedeva dietro la batteria e cominciava a criticare le obiezioni del pubblico nel silenzio. I finali venivano rifiutati, suonati senza corde o chitarre perché tutti gli strumenti erano distrutti, mossi in stridenti astrazioni si suono. I Nirvana su disco erano il più piccolo delle preoccupazioni di ognuno… quando una così divertente band live divenne famosa?
    “Oh, c’erano sempre una guerra del cibo. Era inevitabile. Questi ragazzi erano come bambini. C’era lancio di uova, guerra del cibo, mettere CD nel microonde, era proprio ridicolo. Dopo che ci buttarono fuori dal party di uscita di Nevermind andammo tutti a casa di Susie e vestimmo i ragazzi dei Nirvana con gonne e gli mettemmo il trucco addosso e ballammo intorno alla casa e penso che fu la notte in cui Kurt stava tirando uova fuori dal porticato di Susie verso le macchine dei vicini. Kurt Bloch fece una grossa montagna di CD nel salotto e la gente cominciò a correre verso loro. C’era una bottiglia di medicinale sul frigorifero, e Kurt ed io la vedemmo e dicemmo, ‘Oh! Questo sembra bello!’ Così prendemmo il resto della bottiglia, ed io e lui decidemmo che sarebbe stato divertente saltare dalla finestra della camera sul tetto del garage affianco la porta. Ricordo di essermi seduta su quella finestra ridendo e ridendo, e poi Susie o qualcuno non ci lasciò saltare ed eravamo scocciati, molto arrabbiati che qualcuno non ci avesse lasciato fare qualcosa di così ridicolo. Il giorno dopo Dylan venne e prese Kurt per andare a sparare con i fucili. Erano soliti comprare grossi pezzi di carne al negozio, grandi prosciutti, ed andare nel bosco e…”
    BASTA! BASTA! Questo è un libro sui Nirvana. Voi non volete aneddoti, dicerie. I diari dovrebbero rimanere personali. Vi siete mai fermati a pensare che ci potrebbe essere un essere umano al centro di tutto questo? Che non tutto dovrebbe essere di pubblica proprietà? Pensa a tutto quello che state dicendo, con tutti i discorsi di cospirazioni, di droghe, di argomenti e sfruttamento. I Nirvana erano un gruppo. Una fottuta grande live band che in più ha beneficiato di qualche giudiziosa produzione radiofonica ed il fatto che il loro cantante avesse gli occhi azzurri. Tutte le altre cose sono secondarie. Ascoltate la musica. Ascoltate la musica. Perché sentite la necessità di sapere di più?
    Ricordi se Kurt ha detto qualcosa su Courtney quella sera?
    “Era una sorta di borbottii su di lei. C’era un discorso su di lei che provasse a portarlo con lei ma lui non volle. La mia amica Alex conduceva un giornale allora, e recentemente mi ha mandato una e-mail con un frase di Kurt di quella sera che potrebbe essere su Courtney: ‘Voglio incontrare una donna due volte intelligente e metà logorata di quanto lo sia io.’ Così tornammo all’appartamento e fu tranquillo per un po’ e poi il caos prevalse. C’era un inglese ubriaco lì e camminava tra i cespugli. Non ricordo perché eravamo fuori, ricordo solo questo ubriachissimo ragazzo inglese che urlava, ‘Io amo Courtney Love. Io amo Courtney Love.’ Poi cadde nel cespuglio e lo dovemmo tirar su. ‘Io amo Courtney Love. Voglio sposare Courtney Love.’”
    Rimaneste svegli per tutta la notte?
    “Bé, Krist cominciò a tirare mobili dalla finestra. Tirò un posacenere e colpì Alex alla testa durante la sua traiettoria. Cominciò a piangere e chiese scusa. Ricordo che l’appartamento fu distrutto. Krist era il più grosso e perciò poteva prendere le cose più grandi: il tavolino e i divani. Il giorno dopo Alex ed io andammo a Hollywood. Comprai una chitarra. Avevo un vecchio tatuaggio che volevo venisse coperto per sempre. Ci fu una grande festa con Jennifer delle L7, ma Kurt non volle andare, così lui ed io restammo a casa e guardammo la TV. Voleva finire le parole delle canzoni e guardammo un bel cartone che ci impressionò – Night Flight. E poi lui scrisse qualcosa.”
    BASTA! BASTA! Questo è un libro sui Nirvana.
    “Il vestire non era un grande problema a Seattle. Ancora non lo è. C’è una foto di un pubblico del ’83, che io chiamo ‘cani randagi da ogni paese’. Non c’è un uniforme senso di stile. C’è un po’ di hippie, del glam, c’è la giacca militare, c’è la giacca di flanella. Un ragazzo indossa una giacca di pelle con una spilla di Sid Vicious, un po’ di punk. Ci piacciono i vestiti dei negozi dell’usato. Era un’unione di cose. Cominciò a dividersi per campi. Il campo dei Mudhoney era più in pantaloni a tubo e vecchie magliette. Un po’ più garage rock.”
    BASTA! BASTA! Questo è un libro sui Nirvana.
    “Mentre stavamo facendo i demo, arrivarono i poliziotti. Fu la sola lamentela per il rumore che avemmo allo studio in cinque anni. E’ un vecchio palazzo, con pareti triple. E’ insonorizzato. E Dave era così forte che ci fu una lamentela da una casa tre porte lontana. Ero fuori a parlare con la polizia. I poliziotti dissero, ‘Ragazzi dovete abbassare il volume.’ Stavo per dirgli, ‘Sapete chi sono i Nirvana?’ Stavo cercando di spiegare ai poliziotti che avevo lì i Nirvana, e cercavo di spiegare ai Nirvana che avevo fuori la polizia. Pensai, ‘Proprio ora doveva venire la polizia – sto facendo i demo per i Nirvana. Gesù Cristo, divento pazzo!’ Cosa dirò al gruppo? Dobbiamo fermarci? E’ uno studio! Lo studio è lì fin dagli anni settanta.”

    Niente di questo è accaduto, e Kurt è ancora lì da qualche parte, rifugiandosi sotto un ponte nell’America operaia ridendo di tutti noi.
    “Bene, cominciamo con questo: pagina 185. Dice che ho detto, ‘Kurt mi ha detto, “Guarda! Puoi vedere le loro piccole braccia e pezzi galleggiare nella vasca.”’ Parlando dei girini che abbiamo portato dalla cava e che aveva in un acquario nell’appartamento. E lui dice, ‘Un giovane uomo che era solito salvare gli uccelli con le ali rotte ora si sta divertendo a guardare i girini che vengono divorati dalle tartarughe.’ Kurt non ha gettato i girini nella vasca pensando che venissero uccise dalle tartarughe. Voleva che crescessero per diventare rane. Ci fu un equivoco da parte sua perché probabilmente avrebbe potuto capire che sarebbero state divorate dalle tartarughe e, si, mi indicò i pezzi, ma non direi che si stesse divertendo, direi che ne era disgustato. E poi gettò quelle cose nel retro e, si, fu irresponsabile, ma non direi…. Voglio dire questo lo fa sembrare un po’ sadico. Che è completamente sbagliato.”
    Ora è abbastanza.
    Questo è un libro sui Nirvana. Un ragazzo che prendeva droga e si è suicidato. Una ragazzo che cominciò a guardare fuori dalle arene rock per soddisfazione e si è dato alla politica. Un ragazzo innamorato del rock ‘n’ roll e che è rimasto lì. Un ragazzo che non ha mai lasciato casa e ancora è su un’isola con sua moglie e suo figlio, costruendo studi in aria.
    Benvenuti nel mondo dei Nirvana.

    *Tratto da “Nirvana: The True Story” di Everett True, casa editrice Omnibus Press

    #17889
    Anonimo
    Ospite

    grazie libero….sei un grande!!!!!!!!!!!!! ico03
    cmq già l’introduzione promette bene…c sn delel parti che mhanno fatto pensare…nonostante ancora nn ragioni bn dato che m sn svegliata da poco ico08

    “Questo è un libro sui Nirvana. I Nirvana erano un gruppo che ha capito la regola primaria del rock ‘n’ roll: che la spontaneità è nel cuore di tutta la grande musica rock, che dovete essere capaci di reagire all’istante delle circostanze e del contesto, che i cartelli e le televisioni che mordono il suono ci hanno condotto con la forza alla distruzione dei sensi. L’arte cambia continuamente. Per questo è arte. Non è lì che è documentata e guardata fissa in gallerie senz’aria e biblioteche. Eccetto che tutti hanno bisogno di una inclinazione. Tutti hanno bisogno di una storiella così che possano capire la loro situazione meglio.”

    “Cosa capisci dalla tua breve vita? Hai toccato altri? Influenzare quelli intorno a te? Come? Perché? Era la musica, lo stile di vita, il destino che altre persone che non conoscevi o hai mai incontrato decidono di mettersi intorno a delle azioni ed interazioni? Queste al comando non possono sperare di capire i Nirvana: molti di noi non sono vincitori, non finiscono nello sfruttare il resto per tutto quello che valgono. Molti di noi lottano per cavarsela, confusi da quello che percepiamo essere lì fuori, la vita una serie di delusioni e smacchi. E’ così difficile capire l’attrazione dei Nirvana? Loro hanno catturato lo spirito del tempo: la disaffezione della loro generazione. E poiché Kurt si è suicidato, sono rimasti veri a quello spirito, risuonando di conseguenza a tutti gli adolescenti emarginati. Kurt Cobain non ha mai sorpassato il passaggio dall’essere un arrabbiato, adolescente tradito.”

    #17891
    Kurt74
    Amministratore del forum

    ho letto tutto di un fiato, bello, lo comprero’, ma non ho capito chi e’ che parla in prima persona ?

    #17893
    libero
    Partecipante

    penso Everett True

    #17892
    Kurt74
    Amministratore del forum

    quindi e’ sia l’autore che il protagonista, d’altronde era l’unico giornalista che aveva carta bianca con cobain negli ultimi periodi, se non sbaglio era lui che spingeva la carrozzella al reading feastival ico01

    #17894
    libero
    Partecipante

    Ooooh Yesssss

    #17895
    punkbox
    Partecipante

    ho letto solo pochi spezzoni, ma sembra un libro molto buono, sicuramente me lo comprerò. Grazie ancora una volta libero del tuo preziosissimo e importantissimo lavoro!! ico02 ico02

    #17890
    Anonimo
    Ospite

    Veramente bello lo spezzone riportato sopra……nn vedo l’ora che esca….!!!

Stai visualizzando 8 post - dal 1 a 8 (di 8 totali)
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.